Il Restauro
ANNO
2002
LUOGO
Rovereto (TN)
L’intervento di risanamento e valorizzazione eseguito su Palazzo dei Ben (indicato al punto 6 del piano dei cantieri del centro storico di Rovereto) costituisce un progetto di eccezionale rilievo culturale e architettonico. Affacciato su Piazza Malfatti e risalente nelle sue origini al Cinquecento quando fu dimora della nobile famiglia veronese Del Bene, l’immobile rappresenta uno dei complessi di maggior pregio rinascimentale della città, arricchito dai successivi interventi d’inizio Novecento in stile neorinascimentale veneziano curati dall’architetto Augusto Sezanne.
Il cantiere di restauro si è articolato su un doppio binario: da un lato il consolidamento statico e la messa in sicurezza delle strutture murarie e dei solai portanti, dall’altro l’accurato recupero filologico dell’apparato decorativo e artistico. Particolare attenzione è stata dedicata al risanamento dei colonnati, delle volte porticate e delle superfici affrescate della facciata e degli ambienti interni, restituendo piena nitidezza e stabilità ai fregi floreali e alle pitture murali celate dal tempo.
Il progetto ha integrato le più recenti tecnologie di isolamento e di impiantistica sottotraccia a basso impatto visivo, assicurando il rispetto delle stringenti normative di tutela sui beni vincolati e garantendo al contempo moderni standard di fruibilità e comfort termico. Grazie a questo restauro integrale, Palazzo dei Ben conferma il suo ruolo di snodo storico e monumentale di riferimento nel tessuto urbano di Rovereto.
Cenni storici
Due importanti palazzi roveretani
PALAZZO DEL BENE Piazza Malfatti Di proprietà nel Cinquecento della famiglia veronese Del Bene conserva sulla facciata esterna un balconcino di stile veneziano, ma sorprende nel suo interno per le vaste e ricche decorazioni affrescate, databili al XVI secolo, riscoperte durante il restauro dell’edificio avvenuto nel 2002.
Due palazzi stilisticamente differenti tra loro, che nel Cinquecento erano una struttura unica. Nel ‘700 essa fu frazionata in tre parti e subì l’innalzamento del piano superiore. Nella prima parte, che ora appartiene alla famiglia Borghetti, sono stati riportati alla luce gli affreschi rinascimentali, che sono molto belli. Sono attribuiti al Falconetto, ma manca la certezza per quest’attribuzione, perché se è vero che l’artista operò a Rovereto fino a circa il 1530, tra le carte della famiglia manca qualsiasi riferimento alla questione.
Gli affreschi, rimasti coperti per secoli sotto le ridipinture in calce e riportati alla luce nei recenti restauri, sono distribuiti nei vari ambienti della casa. S’ispirano al vecchio e al nuovo testamento e sono perfettamente leggibili, anche se alcuni lavori di sistemazione idraulica e di messa in sicurezza dell’impianto elettrico, avendo comportato lo scavo di solchi nei muri, in alcuni punti li hanno irrimediabilmente danneggiati.
L’arredo non è quello originale, perché nel tempo i mobili del Cinquecento sono stati tutti asportati.
Anche il giardino interno del palazzo è stato risistemato. Vi sono stati messi a dimora due vecchi ulivi, spiantati altrove, che non hanno avuto difficoltà ad attecchire nel nuovo ambiente.
All’esterno, sulla facciata, il palazzo presenta una fascia ornamentale dipinta sotto la grondaia, con soggetti mitologici, che solo per un terzo è quella del Cinquecento, perché durante la Grande guerra il palazzo fu centrato da una bomba italiana. Dovette essere ricostruito in parte e subì dei rimaneggiamenti anche nella fascia ornamentale.









