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Il Restauro

Le opere di cantiere si sono confrontate con complesse sfide ingegneristiche e logistiche, legate sia alla posizione a picco sul fiume sia alla delicata struttura dell’immobile. Il consolidamento statico ha previsto la realizzazione di un’imponente sottostruttura in carpenteria metallica a sbalzo, installata mediante l’impiego di autogru ad alto sbraccio posizionate sulla sede stradale adiacente. Tale struttura d’acciaio è stata ancorata alla roccia di fondazione e al muro d’ambito per sostenere ed assicurare la stabilizzazione dei volumi aggettanti.

Parallelamente, si è proceduto al restauro conservativo della celebre facciata in legno finemente traforata e intagliata, recuperando le verande decorative, i parapetti balustrati e i serramenti lignei mediante trattamenti di protezione e consolidamento filologico del materiale originale. L’intervento ha consentito la piena tutela di un simbolo storico della città di Rovereto, coniugando l’ingegneria di cantiere in condizioni estreme con la massima sensibilità di restauro del patrimonio vincolato.

Cenni storici

Architetture arabe ed antichi commerci tra oriente e occidente

Curiosità architettonica di Rovereto, la casa dei Turchi sorge nel quartiere di Santa Maria, in un angolo suggestivo del centro storico.
Immersa nel suono delle cascate, si affaccia sul ponte Forbato, il più antico della città.
Accogliente e segreta, deve il suo nome alle antiche verande in legno che richiamano elementi di architettura araba: le Mashrabija, sensuali maschere che concedono di vedere senza esser visti e alla sua storia tra sete e commerci, dal 1500 un ponte tra oriente e occidente.
Restaurata con il benestare della soprintendenza, è un edificio storico nell’antico Borgo di San Tomaso ora Via Santa Maria, sul torrente Leno.

Si dice che La CASA dei TURCHI fosse l’harem di un commerciante di seta turco stabilitosi in città nel ‘700 quando Rovereto era una delle capitali dell’industria serica europea e che le cortine di legno traforato a balconi e finestre fossero state sistemate per impedire la vista delle donne che vi abitavano dall’esterno: il legno traforato permetteva il passaggio della luce ma non quello degli sguardi indiscreti degli armigeri di guardia al ponte.